Come affrontare il distacco con serenità
Urla, pianti, capricci… questo ed altro la mattina del primo giorno di asilo.
Non sempre infatti i piccoli scolari sono ben disposti a cominciare questa nuova avventura, e il loro dissenso viene apertamente manifestato sia con i genitori che con le maestre.
Sicuramente si tratta di un cambiamento importante a cui si deve dare il giusto peso.
Perché alcuni bambini non vogliono andare all’asilo?
Molti bambini vivono l’asilo “a correnti alterne”, manifestando gioia o disperazione a seconda del loro stato d’animo. Alcuni dei motivi più comuni che scatenano il rifiuto di andare all’asilo includono:
- Paura dell’abbandono: Il timore che mamma o papà non tornino a riprenderli è uno dei principali motivi di ansia.
- Gelosia per un fratellino: Se il neonato rimane a casa con la mamma mentre il bambino deve andare all’asilo, potrebbe sentirsi escluso.
- Eventi stressanti: Un litigio con un amichetto, una sgridata da parte dell’insegnante o un momento difficile in famiglia possono aumentare il disagio.
La paura del distacco è una fase naturale della crescita che può manifestarsi dai sei mesi fino ai 5-6 anni di età. È legata al profondo legame che il bambino ha con la figura materna nei primi anni di vita.
Come aiutare il bambino ad affrontare il distacco?
Genitori e maestre devono essere capaci di accogliere il disagio del bambino, per poi restituire lui una maggiore tranquillità. È frequente che i bambini vadano all’asilo (o al nido, per cui vale lo stesso discorso e gli stessi consigli) “a correnti alterne”: manifestando gioia o disperazione a seconda del loro stato d’animo.
Capita anche che l’arrivo di un fratellino o di una sorellina che sta a casa con la mamma mentre il piccolo è all’asilo, sia fonte di gelosia e di capricci per non andarci. Il più delle volte, il motivo principale dei capricci di un bambino che non vuole andare all’asilo o al nido non è altro che la paura dell’abbandono da parte dei genitori, cioè l’angoscia di poter essere separati dalla mamma o dal papà.
Si tratta di una sofferenza comune che nasce da un timore tipico della crescita dai sei mesi fino ai 5-6 anni di età. Questi timori si manifestano, in particolare, nei confronti della principale figura di riferimento, la mamma, con cui i bambini hanno avuto, nei primi mesi di vita, un legame di completa dipendenza.

Il distacco dalla mamma deve avvenire in maniera lenta e graduale, proprio perché nei primi anni di vita la madre è stata l’intero mondo del bambino. Sarebbe bene magari abituare il piccolo a stare qualche ora senza i genitori, magari in compagnia di un parente, con altri bambini, giusto il tempo di fargli sperimentare che l’allontanamento del genitore non implica l’abbandono. Il bambino deve capire che quando la mamma o il papà vanno via tornano.
Con il passare del tempo i bambini inizieranno ad interagire con l’ambiente esterno attraverso l’esplorazione, il gioco e la socializzazione. Successivamente, frequentando il nido o l’asilo, inizieranno il percorso che li porta all’indipendenza. Durante questa fase, quindi, i bambini cercano sempre la mamma e la famiglia come fonti di affetto, stabilità e accudimento e non vorrebbero staccarsene mai.
Il primo giorno al nido o all’asilo o la nascita di un fratellino di cui si è gelosi o l’essere stati sgridati o messi in castigo dall’educatrice o l’aver litigato con un amichetto possono enfatizzare il bisogno di sicurezza dato dalla mamma, provocando un rifiuto verso la struttura, gli educatori e i compagni.
Il ruolo delle insegnanti: supporto e rassicurazione
Le insegnanti giocano un ruolo fondamentale nel rendere il bambino più sereno. È importante che non minimizzino le sue paure, ma che lo aiutino a normalizzare il suo disagio, facendogli capire che anche altri bambini provano le stesse emozioni.
Oltre a garantire uno spazio fisico sicuro, l’insegnante deve creare un ambiente emotivamente accogliente, ascoltando e condividendo con il bambino i suoi pensieri, le sue paure e la sua esperienza scolastica.
L’insegnante dal suo canto, dovrebbe anch’essa rassicurare il bambino, ma non sminuendo i suoi timori, bensì facendogli notare che gli stessi suoi disagi sono condivisi anche dai coetanei, dimostrandogli anche quindi la normalità e la ricorrenza in tutti i bambini di queste paure. Dovrebbe poi mettere a disposizione del bambino, oltre che uno spazio fisico dove egli possa essere contenuto, anche uno spazio mentale, accogliendo i pensieri del piccolo e condividendo con lui tutto ciò che concerne l’avventura scolastica e la socializzazione con i bambini.